Il Punto di Francesco Pocchi
 


Editoriale a cura di Francesco Pocchi

La Selva Oscura

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura!” (Inferno Canto I)
Molti decenni son trascorsi, tanti secoli sono scivolati sulle ferme onde del tempo fino a giungere ai giorni d’oggi. Quando queste parole furono fermate sulla pergamena, ma fisse nel marmo delle memorie, arrivar a metà di un cammino era già un traguardo più che ragguardevole. Oggi a metà si guarda avanti dimenticando il passato, cercando un futuro che venga veloce e che ancora più rapido passi quasi a sfiorarci il volto come una dolce brezza autunnale. Quel che abbiam perso è che nel mezzo di qualunque “cammino” sempre ci si trova in “una selva oscura”. E mai più oscura fu una selva di questa nostra Lega. Una selva che nasconde trabocchetti e trappole, domatori di serpenti e fiere, fiori dai mille colori e insetti incantatori che al sol morso regalan l’eterno riposo. In molti di questi oscuri tranelli siam caduti, giornata dopo giornata, formazione dopo formazione, punto dopo punto. Alcuni non han trovato la forza per levarsi in piedi per riprendere un cammino che ormai sembra sperso come le piccole briciole di Pollicino. Altri invece sembrano abbattere la selva a colpi di machete dando ben poco conto a distruggere e lasciare una scia che facilmente potrebbe farli scoprire. Altri ancora incedono a “passu lentu” misuranto la cadenza dei risultati ma rimanendo così terribilmente ed inesorabilmente attardati.
Ma come qualcuno prima di me, anch’io necessito di una guida nell’analizzare questo “cammino”, e lui così si presentò al ghibellin fuggiasco:”Non omo, omo già fui, e li parenti miei furon lombardi, mantoani per patrïa ambedui. Nacqui sub Julio, ancor che fosse tardi, e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto nel tempo de li dèi falsi e bugiardi. Poeta fui, e cantai di quel giusto figliuol d'Anchise che venne di Troia, poi che 'l superbo Ilïón fu combusto.” (Inferno, Canto I).
Come coloro che scesero negli inferi anch’io seguiro il percorso dei peccati fino a giungere al più terribile di tutti.

Limbo: F.C. Toki: “... ei non peccaro; e s'elli hanno mercedi, non basta, perchè non ebber battesmo, ch'è porta della fede che tu credi; e s'e' furon dinanzi al cristianesmo, non adorar debitamente a Dio.” (Inferno, Canto IV).
E chi più di Mr. Augusto sta soffrendo di questo peccato? Mai peccò, ma il suo ruolino di marcia è quello di colui la cui strada non porta da nessuna parte. Troppi i pareggi anche se è apprezzabilissimo la costanza con cui riesce ad impattare l’avversario. Si muove su vie oscure la ragione che ha portato lo scambio tra Hamsik e Maicon, per ora sembra dargli ragione, ma quanto alla lunga tutto questo porterà giovamento? Se un appunto deve essere fatto alla presidenza del Toki è la totale assenza dal forum. Che il suo premio di lega possa essere investito in un buon router?

Golosi: A.C. Dibbe: “la dannosa colpa de la gola” (Inferno, Canto VI).
Poco più di quattro mesi fa, era riuscito a mantener a bada il più sordido degli istinti: la gola. Battendo l’asta si era tenuto fuori dalle Bolge infernali, ma si sa, l’Inferno tutto risucchia e mastica per poi sputare al cielo insozzando il Celeste Creatore. Da quando il turbine lo ha inghiottito si è fatto ingolosire da tutto e tutti. Gli obiettivi sono ben noti, ci si tuffa sopra come un assetato farebbe su una pozza d’acqua in pieno deserto. Sembravano folli e dettate dall’istinto le sue scelte, ma l’amore spesso ripaga con una moneta che segue un corso di rara comprensione. I punti si sommano ai punti e sembra lontano il giorno in cui la A.C. Dibbe militava nelle retrovie. Se questo sarà il cammino sino al traguardo, allora davvero il tutto sarà tinto da una genialità poco comprensibile, se così non sarà, la gola avrà mietuto una nuova vittima.

Avari e prodighi: La Maro: “... Tutti quanti fuor guerci sì de la mente in la vita primaia, che con misura nullo spendio ferci.” (Inferno, Canto VII).
Potrebbe essere semplicistico ricercare una ragione nel fallimento di metà del cammino se si guarda ai bilanci, quasi in attivo, con cui Mr. Baldassarri ha deciso di affrontare la stagione. In effetti se analizziamo cosa è accaduto giorno dopo giorno si nota che più che il peccato iniziale è stato il perseverare a relegare all’ultima posizione l’anonima formazione rosanero. Oltre il 60% dei gol è terminato in panchina, per oltre 10 partite è stato inconsapevole di avere uno tra i migliori portieri, per rendimento ben si intende, della Lega. Non ultimo, ancor oggi si riscontrano serissimi dubbi sulla sua comprensione profonda del gioco.

Iracondi: Real Coscione: “L’anime di color cui vinse l’ira.” (Inferno, Canto VII).
Non possa giorno in cui Mr. Vestroni non alza le mani al cielo per inveire contro l’Altissimo contro la sorte che sembra sempre e comunque avversa. Ma da sempre la sorte aiuta chi la ama e non chi la maledice come una Dea meschina. E se l’unica ragione non fosse la sorte? Non sarà forse che l’unica speranza e i pochi punti sinora raccolti siano stati dovuti ad uno e un solo giocatore: Amauri? è dunque possibile che un sol uomo sia in grado di spiegare le vele, fronteggiare le mareggiate, contrastare i rovesci? La classifica dà il giudizio: No! Che si plachi l’ira allora, che si guardi in casa invece di prendersela con fantasmi invisibili quanto i gol di Bianchi o Osvaldo e se Frick non ha dato una mano alla causa giallorossa il tutto sembra avere un senso, nero come un peccato, nero come l’ira!

Scialacquatori: Ants United: “Puote omo avere in sè man violenta e ne' suoi beni; e però nel secondo giron convien che sanza pro si penta qualunque priva sè del vostro mondo, biscazza e fonde la sua facultade,e piange là dov'esser de' giocondo.” (Inferno, Canto XI).
Come per Mr. Baldassarri, il peccato di Mr. Pocchi si annida alle origini della Lega. Nessuno come lui ha aperto i cordoni della borsa in così breve tempo lasciandola vuota dopo pochissimi minuti. Se alcuni acquisti sembrano essere azzeccati, alcuni davvero sembrano dei pessimi tonfi nell’acqua. Se Kakà vale il prezzo pagato, ci si domanda come uno come Quaresma possa essere costato più di Hamsik e quasi il doppio di Milito. E tutto questo porta ad una solo inevitabile conseguenza, quella cioè di ondeggiare senza timone in un mare che ad ogni angolo nasconde uno scoglio su cui sbattere per affondare. Quando poi la sorte e uno zefiro gentile sposta la prora verso un lido più sicuro ecco che la sorte arride alla compagine neroverde. Certo è che senza un mercato di riparazione che possa sistemare il pericoloso beccheggio, il naufragio è certo per chi ha cercato, con poca consistenza, di costruire una compagine che a ben altri orizzonti doveva e voleva mirare. Chi rimarrà dovrà dare il massimo e chi andrà via dovrà andare ancor di più. Dovrà dare portando forze nuove capaci di stabilizzare chi sembra ormai andare alla deriva.

Indovini: F.C. Zup: “... mirabilmente apparve esser travolto ciascun tra 'l mento e 'l principio del casso, chè da le reni era tornato 'l volto, e in dietro venir li convenia, perchè 'l veder dinanzi era lor tolto.” (Inferno, Canto XX).
D’arti divinatoria sembra pervaso il mago della nostra Lega. Il simbolo, che mostra fiero allargando le dita della mano, sembra percepire sovrumane indicazioni da Celesti indizi. Tutto inizia nello scovare una ritrovata vena realizzativa di Gilardino ma si conclude in coupe de teatre davvero da indovino. Pochi minuti dopo l’ufficialità del passaggio di Pazzini nella propria compagine, il “Pazzo” cambia squadra diventando così titolare e finalizzatore principale della Sampdoria. Se a queste predizioni azzeccherà anche quella di una vena realizzativa del giocatore di Pescia, allora davvero il suo peccato mai fu più azzeccato. Se a questo aggiungiamo i molti gol di Marcolini in un Chievo disastroso, tutto torna e si aggrega attorno a qualcosa che davvero sembra demoniaco. Se tutto questo continuerà ancora, allora lo Zup, aiutato sinora anche da una sorte favorevole, potrà dire la sua. Se la vena profetica si esaurirà, allora la caduta sarà inevitabile.

Barattieri: F.C. Ercolino: “... Coverto convien che qui balli, sì che, se puoi, nascostamente accaffi.” (Inferno, Canto XXI).
Se c’è qualcuno a cui la sorte si appella perchè gli arrida presto, c’è invece chi la sorte lo ha baciato. Se Pato è stata una scommessa vinta, Di Vaio di certo è stato il più classico dei conigli tirati fuori dal cappello. Nemmeno il buon Marco avrebbe mai immaginato di essere in testa alla classifica dei bomber stagionali, ma così è, e ben viene capitalizzato dall’ottimo Mr. Ferretti. Per non parlar di Corradi che sembra segnare più di quanto non abbia mai fatto. Ma perchè accusato del sordido peccato della baratteria? Perchè con la seduzione e la furbizia è riuscito a completare una formazione che sembra davvero non avere punti deboli. Hamsik per Maicon, Maggio per Juan sembrano davvero i colpi del mercato. Se la via del peccato è lastricata e larga, mentre quella del Signore è tortuosa e stretta, allora Mr. Gregorio sembra aver preso quella dritta che porta alla perdizione ma forse anche al successo e se questo poi sarà perdizione sarà condito da soddisfazioni e risa.

Seminatori di Discordie: F.C. Cice: “'l fosso in che si paga il fio / a quei che scommettendo acquistan carco.” (Inferno, Canto XXVII).
Non me ne voglia Mr. Liberati ma mai come attorno al suo nome e alla sua compagine si son creati discordie e liti, odii e contese, discussioni e contrasti. Si è partiti lontani nel tempo sotto il diluvio romani e si continua tuttora negli scambi che tornano alle origini come salmoni che risalgono i fiumi. Se poi non è Mr. Liberati a contestare, allora sono i suoi compagni di Lega a scagliarsi contro di lui, contro la sorte di qui sembra essere il compagno più fedele. Nessuno discute l’assoluto valore della squadra, ma fa specie notare come i numeri della classifica, esclusa la colonna dei punti, relegherebbero l’F.C. Cice accanto a chi la classifica chiude. Ma così non è, come Colui che Giudica è inappellabile così lo sono i risultati che hanno mandato lì in alto i biancoverdi. Contro le sentenze senza appello non ci si può scagliare, si può solo accettarle sperando in tempi migliori, sperando in un grande disegno che restituisca a chi ha tolto qualcosa e tolga altro a chi più ha avuto.

Falsari: Maremoto: ”Ma perchè frode è de l'uom proprio male, più spiace a Dio; e però stan di sotto li frodolenti, e più dolor li assale.” (Inferno, Canto XI).
Tutto iniziò un ombroso pomeriggio. Quel giorno molti amici si sentirono bussare alla porta per chiedere di partecipare al lancio di una società. Una società con grandissimo futuro, una società che avrebbe portato ai propri azionisti fama e ricchezze. Per ora tutto ciò sembra svanire come la nebbia del mattino. Le riunioni societarie mai convocate e i dividendi per ora assenti come le vittorie in campionato. Falsi bilanci accompagnano i passi falsi che sempre più spesso fanno incespicare i biancazzurri di Mr. Davoli. Vulcanico come sempre si appella a fantomatici colpi nel mercato di riparazione. Ma davvero sapranno costore coprire le falle che sempre più grandi si aprono nello scafo di Maremoto. Che non sia davvero un maremoto quello che aspetta silente i ragazzi di Mr. Davoli? saranno allora capaci Acquafresca e Maccarone, Loria e Frey a reggere l’urto delle corazzate che navigano lo stesso mare? Ma anche qui, maestro di finzione, può sempre tracciare una carta falsa per i propri azionisti ma difficilmente per i propri avversari.

Traditori dei parenti: Proraso: “Ognuna in giù tenea volta la faccia; da bocca il freddo, e da li occhi il cor tristo tra lor testimonianza si procaccia.” (Inferno, Canto XXXII).
Sfida nella sfida, lotta che sembra non aver fine e che porterà a qualcuno lacrime e ad altro gioia. Immancabile è l’accusa a fine gara di qualche evento che potrebbe portare il sangue del suo sangue ad insediare il suo primato in classifica. L’onore delle armi, per ora, non può essere che suo. Nonostante le pesantissime assenze che condizionano settimanalmente la formazione, riesce a trovare gol insperati in partite insperate. Quando il disegno prende questa piega non c’è altro che una spiegazione: questo è il suo anno, non c’è scaramanzia che tenga. Unico dubbio è che nonostante la grandinata di gol che ha sommerso i suoi avversari, è ancora lì, ad un tiro di spanna dei suoi avversari. E se mai ci dovesse essere un calo? E se qualcuno dovesse in uno sprint malauguratamente superarlo? Che sia sufficiente a Mr. Liberati affondare il morso nel sangue del suo sangue? Se davvero questo è un campionato nel campionato, allora una piccola soddisfazione potrebbe tramutarsi in un enorme successo.

Chi ha avuto la pazienza di leggere sin ora di certo è limpio di ogni impurità che qui ho elencato. Di certo ne esce che tutti noi, chi più chi meno, e sozzo di un peccato orribile e indicibile peccato e naviga in un Inferno come la nostra Lega. Un inferno che nasconde insidie come la più oscura tra le selve. La lupa, la lonza e il leone appaiono essere solo i più allegri che riserva il campionato a chi ha deciso di intraprendere questo viaggio. Ma solo chi, a testa alta e con insolita incoscienza giungerà alla fine potrà dire di vedere ”le cose belle che porta 'l ciel, per un pertugio tondo” (Inferno, Canto XXXIV). E solo allora sarem degni di “riveder le stelle.”
E se mai qualcun tra noi si domanderà un perchè di questo oscuro passaggio allora una voce soave come quella del Duca che t’accompagna dirà:”Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare” (Inferno, Canto III).